| Breve storia del Sistema Monetario Internazionale |
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| Martedì 10 Marzo 2009 21:57 |
Dall’antichità, l'oro è stato usato come un metallo monetario, anche l’argento ha avuto un ruolo importante. Gradualmente, nell'arco di diversi decenni durante il diciannovesimo secolo, in un momento in cui il ruolo delle banche centrali era in espansione the gold standard è stato adottato da un numero considerevole di nazioni. Con il telegrafo e, più tardi, il telefono e con altre innovazioni, è stato tecnologicamente possibile commerciare con il cambio estero su base internazionale. Dopo l'adozione di un sistema basato sul gold standard intorno al 1880, il sistema monetario internazionale è passato attraverso diverse fasi e trasformazioni. La storia di quasi 130 anni può essere suddivisa in quattro periodi distinti:
Il gold standard, 1880-1914Lo scambio d’oro era prevalente tra il 1876 e la prima guerra mondiale, e dominava il sistema economico internazionale. La Gran Bretagna adottò il gold standard dopo le Guerre napoleoniche nella prima parte del diciannovesimo secolo. Nella seconda metà di questo secolo, un numero di nazioni in Europa e altrove, basarono la propria valute su uno standard oro / argento. Gli Stati Uniti adottarono il gold standard di fatto nel 1879, facendo il "greenbacks". Dal 1914, il gold standard era stato accettato da un gran numero di paesi, anche se è stato certamente non universale.Il gold standard è stato progettato per istituire tassi di cambio fissi, e ciascuna moneta di carta poteva essere scambiata su rischiesta in oro dalla banca centrale di emissione. L'idea alla base era che l'eventuale disavanzo di un paese doveva essere risolto con l’oro, per aggiustare il deficit, con il risultato che il suo volume di denaro sarebbe stato ridotto, portando a prezzi più bassi, mentre l'afflusso di oro nel paese eccedentente avrebbe aumentato il volume di denaro e generato prezzi più elevati. Nel mercato dei cambi, sotto il gold standard, i tassi di cambio potevano, in linea di principio, fluttuare solo all'interno di limiti molto stretti determinati dai costi di spedizione e di assicurazione dell’oro. Pertanto, se i residenti degli Stati Uniti accumulavano sterline a seguito di maggiori esportatazioni di beni e servizi in Gran Bretagna rispetto alle importazioni, i possesori di eccedenze monetarie di sterline avevano la possibilità di convertirle in oro secondo il valore nominale presso la Banca d'Inghilterra e trasportare l’oro a New York. Il sistema alla fine risultò molto rigido poichè per 40 anni non ci furono cambiamenti nei tassi di cambio. Bisognava fronteggiare la concorrente domanda di gioielli, le esigenza industriali e i bisogni dei privati. Inoltre, le performance macroeconomiche sotto il gold standard non sono state eccezionali, in quanto vi sono stati periodi di inflazione, deflazione, e un alto tasso di disoccupazione e periodiche crisi finanziarie. Il periodo fra le due Guerre Mondiali, 1919-1939Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i paesi partecipanti sospesero la convertibilità in oro, e prevalse il tasso di cambio variabile. Gli Stati Uniti, che entrarono in in guerra più tardi, mantennero la convertibilità in oro, ma il dollaro era variabile contro le altre valute, che non erano più convertibili in dollari. Dopo la guerra, molti dei tassi di cambio oscillarono bruscamente. La maggior parte delle valute subirono sostanziali svalutazioni nei confronti del dollaro; la moneta degli Stati Uniti estese la sua forza competitiva sulle valute europee durante la guerra, in linea con il rafforzamento dell'economia statunitense.In Europa, in particolare in Gran Bretagna, vi è stato un diffuso desiderio di tornare alla stabilità del gold standard. Dopo un lungo dibattito interno, il Regno Unito stabili la convertibilità in oro della sterlina al valore precedente la guerra nei confronti del dollaro statunitense. Altre nazioni seguirono la Gran Bretagna, ma in molti casi a tassi svalutati. Le distorsioni e gli squilibri sviluppati durante la guerra non furono adeguatamente riflessi nel valore di parità di cambio stabilito verso la metà degli anni Venti. In particolare, la sterlina fu sopravalutata, ciò comportò deficit nei pagamenti e deflazione, mentre il franco francese è stato fissato ad un livello enormemente basso, con un conseguente surplus nella bilancia dei pagamenti. Sotto pesanti pressioni finanziarie, il Regno Unito abbandonò il gold standard nel 1931, come fecero altri paesi in seguito. BRETTON WOODS, 1946-1971Dopo la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti e il Regno Unito iniziarono a lavorare per un sistema monetario internazionale più stabile, si credeva che l’inadeguato regime monetario internazionale avrebbe contribuito alla Grande Depressione.In particolare, sia gli Stati Uniti e il Regno Unito volevano un sistema stabile di tassi di cambio. Dalle negoziazioni prevalse la posizione dominante degli Stati Uniti, e il nuovo accordo raggiunto fu nominato Bretton Woods system, dove al dollaro veniva assegnato un ruolo centrale. Gli Stati Uniti si impegnavano a vendere (e comprare) l'oro a $ 35 all’oncia nelle transazioni finanziarie con l'autorità di un altro stato membro. Con la garanzia di convertibilità del dollaro in oro, era prevedibile che gli altri paesi avrebbero tenuto riserve principalmente sotto forma di dollari. Il sistema in realtà finì per indebolire il dollaro, perchè gli stranieri acquisivano più dollari di quanti ne spendevano, aumentando il deficit degli Stati Uniti. Inoltre, il ruolo degli Stati Uniti come super potenza, dopo gli anni 60 inizio a vacillare, dopo il recupero in campo economico dell'Europa e del Giappone. Il sistema di Bretton Woods non era più in grado di garantire un equilibrio, dopo che cadde la credibilità degli Stati Uniti nel garantire la convertibilità dell’ora a $ 35 per oncia. Il 15 agosto 1971, Gli Stati Uniti, di fronte all’aumento di richieste da parte di altre nazioni a convertire i loro dollari in oro, sospesero la convertibilità in oro del dollaro, e il sistema di Bretton Woods cessò di funzionare. Il periodo a tasso variabile, dal 1971 al presenteIn seguito alla sospensione da parte degli Stati Uniti della convertibilità del dollaro in oro nel mese di agosto 1971, fu stabilito un accordo Smithsonian Agreement del Dicembre 1971, per ridare un valido e stabile valore nominale ai tassi di cambio.In particolare, le grandi nazioni industriali in Gruppo di Dieci (Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito, e gli Stati Uniti) negoziarono un sistema multilaterale di riallineamento dei tassi di cambio progettato per eliminare la sopravvalutazione del dollaro che si era sviluppata nel corso del regime di Bretton Woods. Il tasso di cambio del dollaro fu ridotto dell'8 per cento contro le valute degli altri paesi OCSE; pertanto, il valore nominale del dollaro fu cambiato da $ 35 a $ 38. Ma dopo pochi mesi il mercato valuario divenne di nuovo instabile. In seguito, il dollaro è stato svalutato nuovamente da, da $ 38 a $ 42,22 per ogni oncia d'oro. Ma il mercati dei cambi continuò ad essere instabile, e nel mese di marzo 1973, le dieci nazioni industriali annunciarono che avrebbero consentito alle loro valuta di variare. Nel 1978 si raggiunse un nuovo accordo, che si basava sul principio che una corretta politica internazionale, non consisteva nel fissare un cambio fisso o variabile, ma dalle effetive politiche che il paese perseguiva. Pertanto, ciascun paese poteva scegliere come stabilire il proprio cambio, secondo il principio che doveva essere perseguita la stabilità monetaria, evitando manipolazioni per aggiustare la bilancia dei pagamenti o guadagni ingiustificati. Fonte: Sam Y. Cross — a general review of the Forex market made by the Federal Reserve Bank of New York in 1998. |
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